Edilizia Sociale: Nuova sede A.P.P.M. di Trento

Architettura e Riqualificazione Urbana

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Architettura e Riqualificazione Urbana

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Architettura e Riqualificazione Urbana

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Architettura e Riqualificazione Urbana

La necessità di realizzare quest’opera emerge dalle motivazioni espresse nel progetto preliminare elaborato dalla Patrimonio del Trentino s.p.a.
Il progetto definitivo di questo edificio è il risultato di approfondite ricerche e valutazioni fatte a livello storico, urbanistico ed architettonico.
All’interno della stratificazione dei linguaggi architettonici, che testimoniano la lunga storia del quartiere di S. Martino della città di Trento in cui è prevista la costruzione della nuova sede della Associazione Provinciale Per i Minori, sono stati individuati i segni emergenti, ossia i riferimenti per impostare l’elaborazione progettuale.
Dunque, il primo passo è stato quello di conoscere il quartiere di S. Martino.

La storia di questo quartiere inizia già nel 1500 con i primi interventi di edificazione all’esterno delle mura settentrionali del Castello del Buonconsiglio, in quel piccolo lembo di terra schiacciato tra l’ansa dell’antico corso del fiume Adige (il fiume, prima di essere deviato, occupava l’attuale via Manzoni) e le prime pendici della collina.
Fino a metà dell’800, San Martino fu porto e isola, luogo di approdi di zattere e barconi, di deposito di merci, di scambio tra persone. Grazie a questa speciale ubicazione il quartiere è stato storicamente zona d’incredibile passaggio, con una importante storia di multiculturalità.
Oggi è un luogo dalle molte sfaccettature, è contemporaneamente periferia e centro storico.
Altra attività che per secoli ha caratterizzato e disegnato lo sviluppo del quartiere fu quella estrattiva legata alle cave di pietra, forse fin già dal 1600. In particolare per tutto l’800 fino a metà del secolo scorso, questa attività fu praticata nel cuore di San Martino; la famosa “predara” dava lavoro a decine di persone e forniva la pietra con cui si è costruita parte della città di Trento. Si cavavano qui alcuni tipi di pietra rossa, tra i quali il pregiato marmo Rosso Trento.
Nel suo impianto permane la memoria fisica del fiume, come una sorta di padre antico
la cui presenza continua a scorrere lenta nella vita di questa parte di città. Il sito della “predara”, prima abbandonato e dismesso, ora è stato recuperato e costituisce un interessante spazio urbano rifunzionalizzato.

Oggi, questa parte della città di Trento, è fortemente condizionata dal traffico viario di attraversamento; su via Manzoni si attesta l’asse della Via del Brennero che scarica una parte importante dei suoi flussi all’interno del quartiere. Quello che un tempo era il tranquillo argine del fiume oggi è un tracciato stradale importante, che si manifesta come una questione irrisolta della mobilità urbana.

Il fiume, le barche, la cava, lo scambio tra persone che questi hanno generato nei secoli, ma anche l’attuale grande mole del traffico che scorre lungo Via Manzoni, sono stati un importante riferimento nella elaborazione di un progetto di edificio in grado di dialogare e assumere in sé questa parte di memoria collettiva e anche di porsi nel contesto urbano non come mimesi arbitraria di linguaggi storicamente consolidati, ma come “soggetto” architettonico in grado di interpretare e proporre quanto di fondante c’è in tale luogo urbano.

Tutte le componenti edilizie ed i materiali adottati all’interno del progetto costituiscono delle soluzioni tecnologiche volte al raggiungimento dei massimi standard qualitativi in termini di prestazioni energetiche, acustiche e strutturali. Si è cercato, per quanto possibile, di prediligere soluzioni che favorissero un’architettura sostenibile tramite l’utilizzo di materiali di origine biologica
come il legno e le fibre naturali.
È stata posta, inoltre, particolare attenzione all’adozione di tecnologie volte ad agevolare le operazioni di manutenzione degli elementi che costituiscono il sistema di tenuta e impermeabilizzazione dell’edificio.

La funzione che quest’opera si propone di avere, e cioè di diventare un centro di aggregazione e accoglienza per i giovani, è stata volutamente concretizzata nell’idea progettuale di una sorta di grande “Arca” moderna; un “Arca” approdata dalla memoria antica del fiume, e pronta ad accogliere le nuove generazioni per accompagnarle in un viaggio verso un giusto futuro.

Dettagli

Ubicazione: Via Manzoni, Trento

Cronologia: 2014

Committente: ATI: Martinelli e Benoni S.r.l. – Giacca S.r.l. Costruzioni Elettriche -HOLLÄNDER IDROTERMICA Pohl Franco S.r.l.

Importo delle opere: 2’900’000,00 €

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Progettazione definitiva

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